Il 30 marzo 1956 il processo a Danilo Dolci, reo di aver organizzato uno sciopero, ‘lavorando’: l’ultima arringa di Piero Calamandrei

Il 30 marzo 1956 Piero Calamandrei, insigne giurista e celebre avvocato, pochi mesi prima di morire pronunciava la sua ultima arringa davanti al Tribunale di Palermo, difendendo Danilo Dolci.

Danilo Dolci veniva arrestato (assieme ad altre 7 persone) il 2 febbraio 1956 mentre guidava un gruppo di braccianti a lavorare nella Trazzera vecchia, una strada abbandonata all’incuria nella campagna di Partinico, in Sicilia. Venne definito uno “sciopero alla rovescia”, realizzato per opporsi pacificamente alla cronica mancanza di lavoro per i braccianti siciliani del tempo, organizzando la sistemazione di una strada comunale abbandonata all’incuria.

Dolci sosteneva che “il lavoro non è solo un diritto, ma per l’articolo 4 della Costituzione un dovere: che sarebbe stato, era ovvio, un assassinio non garantire alle persone il lavoro, secondo lo spirito della Costituzione”.

Le accuse formulate furono però di aver realizzato una “manifestazione sediziosa”, di essersi reso colpevole (assieme agli altri ‘scioperanti’) dei reati di “resistenza e di oltraggio alla forza pubblica”, di “abusiva conduzione di lavori sul suolo pubblico”, di “rifiuto all’ordine di scioglimento”. L’opinione pubblica si mobilitò: deputati, senatori e numerosi intellettuali italiani e stranieri (Silone, Parri, Pratolini, Carlo Bo, Sereni, Moravia, Fellini, Cagli, Mauriac, Sartre) diedero il loro appoggio a Dolci.

La vicenda, tuttavia, si concluse con la condanna di Dolci, condannando – si sostenne – non solo il gruppo di manifestanti, ma la Costituzione stessa.

A distanza di 60 anni, l’arringa di Piero Calamandrei è uno splendido esempio della retorica giudiziaria dell’epoca, oltre che un documento storico particolarmente toccante.

Piero Calamandrei – Arringa in difesa di Danilo Dolci

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