Il discorso che seduce sessualmente. Dagli albori della retorica greca alla selezione naturale di Darwin

Charles Darwin, celebre naturalista del XIX secolo noto per la teoria dell’evoluzione delle specie animali, concepisce il linguaggio come una “retorica affettiva” che lavora con mezzi musicali e attiva “energie affettive” dei tempi preistorici in un modo ignoto. L’interpretazione criptosessuale che il grande scienziato dà della retorica è particolarmente interessante.

Il discorso che seduce sessualmente era già agli albori della retorica greca un modello del convincimento retorico. La difesa di Elena che il retore Gorgia svolge contro le accuse di immoralità è basata su un argomento audace: che un efficace discorso di corteggiamento possa essere irresistibile. Per questa ragione non è dunque Elena a essere ritenuta la responsabile, ma il potere quasi allucinogeno del linguaggio che utilizza tutti i registri sonori e ritmici per esprimere un effetto pressoché “magico”. E Gorgia offre un ampio spettro di analogie con la medicina, l’incantesimo e la magia per descrivere l’irresistibile forza di persuasione dei mezzi magici, retorici e musicali.

A questo punto Darwin innesta il collegamento fra retorica ed erotismo: sostituisce la scena sessuale primordiale della seduzione di Elena con un ricordo di un corteggiamento sessuale senza oggetto. La retorica ha il potere di ‘risvegliare’ questo ricordo affettivo, che àncora le proprie origini a ricordi anteriori alla genesi del linguaggio. E l’oratore, attraverso la retorica (e la sua forza sessuale) può in qualsiasi occasione sedurre, anche a prescindere dalla forza dei suoi argomenti. Egli, dunque, attinge da risorse affettive ancorate saldamente e da lui abilmente sollecitate.

Grazie a questa “retorica affettiva”, che è “musica affettiva” primordiale, gli ascoltatori si sentono, se non esplicitamente corteggiati, quanto meno lusingati nel potente ruolo di giudici ed elettori estetici. Ad esempio, i discorsi in cui i politici chiedono il voto ai loro elettori possono essere interpretati come atti di corteggiamento che velatamente sono codificati sessualmente e nei quali collaborano anche energie di corteggiamento criptosessuali. In ogni caso, il pubblico si percepisce come un interlocutore occupato dalla libido: il fine di conquistarlo per sé spinge l’oratore ad alte performances di «arte» oratoria. Del resto, sia la seduzione sessuale sia quella politica hanno proprio lo scopo di indurre i corteggiati a provare un desiderio per il corteggiatore. Per non parlare della pubblicità commerciale, dove questi collegamenti appaiono ancora più lampanti.

Del resto, secondo Darwin l’utilizzo nel discorso di qualità linguistiche affini alla musica (ritmi, metri, figure sonore di ogni tipo, figure di ripetizioni, ecc.) gioca sempre sulla tastiera dei meccanismi del piacere: si tratta di elaborazioni che rappresentano i corrispettivi funzionali dei canti artistici che mirano alla seduzione sessuale, alla conquista e al piacere.

Darwin sottolinea però che poeti e oratori non ne sono perfettamente consapevoli e che il transfert di affetti provenienti dall’ipotetica fonte arcaica è cognitivamente indecifrabile.

Ovvero, sappiamo sedurre con il linguaggio, ma senza capire esattamente come e perché.

 

Winfried Menninghaus, “La teoria darwiniana sulla musica e la retorica” (Rivista di Estetica, 2013) – Leggi l’articolo

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