Quando i politici ci aiutano a capire le figure retoriche: anacoluto e zeugma by Luigi Di Maio

Impegnati nella realizzazione del governo e in campagna elettorale permanente, i politici italiani fanno spesso sfoggio di lessico e sintassi molto interessanti. Diventando punto di riferimento per chi vuole comprendere, soprattutto, le figure retoriche.

Di Maio, recentemente (la dichiarazione è di qualche giorno fa), ha inteso esemplificare l’anacoluto e lo zeugma.

L’anacoluto è un costrutto sintattico consistente nel susseguirsi di due costruzioni diverse in uno stesso periodo, la prima delle quali resta incompiuta, mentre la seconda porta a compimento il pensiero. Ad esempio: “Io, alla fine, mi scappò la pazienza”. Più genericamente, l’anacoluto è rappresentato da qualsiasi costrutto in cui non viene osservata la sintassi normale. E’ il classico “tema sospeso”, frequente nel parlare familiare e nei proverbi, ed è utilizzato (dagli scrittori) o per imprimere maggiore efficacia o per riprodurre il linguaggio del popolo.

Lo zeugma invece consiste nel rapportare più membri coordinati e paralleli di una frase a un unico elemento che, in astratto, dovrebbe essere ripetuto per ciascuno di essi (“Francesco andò a Milano, Maria a Venezia” – qui il verbo dovrebbe essere ripetuto anche nella seconda parte; ). In particolare, è riferito a quei casi in cui l’elemento cui devono essere ricondotti i diversi membri della frase non si adatta perfettamente a ciascuno di essi, producendo così un’incoerenza semantica o sintattica (“io andai a Napoli, Claudia a Palermo, in cui la prima persona del verbo si adatta al primo soggetto, ma non al secondo, che richiederebbe la terza”).

Ma Di Maio che esempio ci ha fornito? La dichiarazione in questione è la seguente:

“Noi ce l’abbiamo messa tutta per fare un Governo nell’interesse degli italiani. Il pd ha detto no ai temi per i cittadini e la pagheranno”.

Un interessante articolo ci fornisce dettagli:

Giorgio Moretti, “Di Maio ci “impara” le figure retoriche: anacoluto e zeugma” (Fanpage.it) – Leggi l’articolo

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