Le mani in tasca. Un linguaggio paraverbale molto diffuso

Il Presidente della Camera Roberto Fico ritratto con le mani in tasca durante l’inno nazionale? Non una sorpresa: precedenti non mancano. E non mancano le interpretazioni di quello che è un linguaggio paraverbale molto diffuso e storicamente ancorato. Infortunio? gaffe? rinnovamento della comunicazione non verbale della politica?

Ebbene, se prevale l’interpretazione della non-volontarietà, dovremmo ricordare a Fico che i fotografi lavorano al centesimo di secondo per produrre immagini che immobilizzano gli attimi per sempre. E un politico deve lavorare sul linguaggio del corpo e controllare ogni attimo.

Ancora peggio se prevale l’interpretazione nel senso di una volontaria ricerca di inventare da zero un linguaggio del corpo dell’antikasta, della contropolitica. Il problema è che non ci riesce, perché sceglie (banalmente) gesti che non sono davvero nuovi, ma portano il peso di molti strati di significato che il Presidente Fico però non sembra in grado di gestire.

Pare sia vero che le mani in tasca siano nate storicamente come gesto ribelle, una sottolineatura proletaria (nelle tasche, i padroni tenevano portafogli e orologi d’oro; i proletari le riempivano con le dita per mostrare che erano vuote), comunque eterodossa (tiene le mani in tasca Charles Baudelaire in un ritratto di Nadar).

Ma le mani in tasca hanno, purtroppo per Fico, anche altri, preponderanti e meno simpatici significati. Codificati.

Un interessantissimo articolo di Michele Smargiassi ripercorre la storia di un atteggiamento molto antico e con significati diversi, attuati – volontariamente, involontariamente, maldestramente o più o meno sufficientemente – da tanti personaggi anche politici (Carlo Scognamiglio nel 1994 pronunciò il suo discorso di insediamento come Presidente del Senato con la mano destra ostinatamente conficcata in tasca; sempre al Senato, ma vent’anni più tardi, Matteo Renzi pronunciò il suo primo discorso da premier con la mano in tasca, la sinistra questa volta). Ma – spiace per il Presidente Fico – si trattava di precedenti assai poco rivoluzionari, e piuttosto determinati nell’affermare un’immagine di potere.

Perché – Retorica-mente vuole sempre ricordarlo – per parlare bene anche con il corpo non basta improvvisare: occorre studiare (possibilmente anzitutto grammatica e letteratura).

 

Michele Smargiassi, “Mani in tasca! Linguaggio e tradimenti di un gesto politico” (Repubblica.it, 25 maggio 2018) – Leggi l’articolo

Costanza Rizzacasa d’Orsogna, “Fenomenologia della mano in tasca” (Panorama, 11 marzo 2014) – Leggi l’articolo

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