La “poker face” del comunicatore. Il caso Putin

Ricordate Nikita Kruscev, segretario del Partito Comunista sovietico, che durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1960, come simbolo di protesta nei confronti dell’intervento di un oratore filippino, si tolse una scarpa sbattendola ripetutamente sul tavolo? Ebbene, un comunicatore alquanto veemente e non certo capace di indossare quella poker face che invece caratterizza comunicatori moderni e capaci di controllare anche il linguaggio paraverbale. Come Vladimir Putin.

La faccia impassibile di Putin, quella “poker face” invidiata da molti, è stata oggetto di numerosi studi sul linguaggio paraverbale e sulla comunicazione in genere. Formatore delle capacità di Putin è stato senz’altro Allan Pease, un’autorità australiana in materia di linguaggio del corpo. Si incontrano nel 1991, quando Paese viene invitato al Cremlino per tenere un seminario per alcuni promettenti politici, tra i quali Putin, all’epoca trentanovenne ex ufficiale del Kgb responsabile per la promozione degli investimenti esteri e le relazioni internazionali della città di San Pietroburgo.

La prima cosa che Pease dice di aver insegnato a Putin è stata di abbandonare i gesti aggressivi tipici dei politici di epoca sovietica, caratterizzati dalla tendenza ad agitare le braccia e i pugni (si veda l’episodio di Kruscev citato in apertura).

Putin ha poi un’altra “regola d’oro” che utilizza con grande successo nelle conversazioni faccia a faccia con gli altri leader mondiali: inclina leggermente la testa da un lato e fa un cenno alla persona con cui sta parlando. “Una ricerca ha dimostrato che tre consecutivi cenni della testa costringono la persona che si sta ascoltando a continuare a parlare”, ha sottolineato Pease. “Perciò, lui o lei capiscono che siete interessati alla conversazione”.

L’esperto, tuttavia, ha sottolineato una caratteristica non abbandonata nel corso degli anni dal leader russo, cioè il suo “volto sovietico”. Si tratta, nello specifico, di un’espressione facciale tipica dei russi, anzi “una specialità di Mr. Putin: anziché sorridere come gli europei o gli americani, si tengono le labbra chiuse e lo sguardo accigliato, come a dire ‘Ciao, sono tuo amico, ti puoi fidare di me’”, come ha affermato Pease. Chiaramente, dietro a questa espressione facciale c’è un retaggio culturale: essa, infatti, permette di nascondere le proprie emozioni, cosa necessaria in passato per la sopravvivenza in una “epoca in cui poteva essere pericoloso mostrare le proprie reali emozioni per strada”.

Ma l’analisi del linguaggio paraverbale di Putin ha portato altra ricercatrice, Brenda Connors, a segnalare “l’avversione al rischio” e “una estrema sensibilità alle critiche”.

Insomma, il “body language” appare fondamentale oggetto di studio e di apprendimento in una comunicazione moderna ed efficace, e non solo limitatamente ai leader politici. Torneremo presto sull’argomento…

Per approfondimenti:

Raquel Baptista, “Linguaggio del corpo: l’importanza per i leader mondiali” (Inside Marketing) Leggi l’articolo

Anastasiya Byrka, “Il corpo del capo” (Russia Beyond) – Leggi l’articolo

Igor Tabakov, “The Aussie Who Taught Putin Body Language” (The Moscow Times) – Leggi l’articolo

 

E ovviamente, l’imperdibile video della scarpa brandita da Kruscev:

Nikita Kruscev, 12 ottobre 1960, Nazioni Unite, Nw York Vedi il video

 

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