Salvini, il post-comunicatore. Strategie mediatiche e strumenti retorici

Sulla scena mediatica-politica vi è attualmente un dominatore assoluto: Matteo Salvini. Ha una ideologia e una linea comunicativa semplice, chiara e incisiva. Al populismo sovranista corrisponde un modello comunicativo speculare, fatto di tecniche retoriche di amplificazione e fallacie argomentative. Cerchiamo di capirne i meccanismi.

Il leader del Carroccio vanta quasi 3 milioni di follower su Facebook, seguito da Luigi Di Maio e Beppe Grillo, che si avvicinano ai 2 milioni a testa, poi troviamo Alessandro Di Battista, altro esponente del Movimento 5 Stelle con 1,5 milioni. Appaiati Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, entrambi sopra il milione di fans ed infine Giorgia Meloni con più di 750.000 seguaci ed un risultato comunque degno di nota. Gli altri leader di partito sono tutti ben al di sotto del mezzo milione di follower, tra questi troviamo Laura Boldrini, Pietro Grasso e Simone di Stefano.

La classifica si ripete anche nei post giornalieri, dove Matteo Salvini è davanti a tutti con i suoi (in media) 10 post quotidiani, ben distribuiti nell’arco della giornata, che lo dipingono come un politico che ama il contatto con la gente e non disdegna qualche selfie con i suoi sostenitori. Uno strumento molto usato dal Capo della Lega (soprattutto durante la campagna elettorale) è quello della diretta, in particolare dal proprio smartphone, per avere un’interazione quanto più possibile non-filtrata con il proprio pubblico.

Il messaggio di Salvini è schietto e sempre in prima persona. Usa slogan facilmente reiterabili: “Prima gli italiani”, “il buon senso al governo”, “è finita la pacchia”, “a casa loro”. Concetti semplici che mettono al centro la gente. Un modo di comunicare che mette chi lo ascolta nelle condizioni di schierarsi, con o contro di lui.

Decisiva è la scelta degli strumenti e dei format. Salvini utilizza massicciamente i social network generando un flusso di informazioni in tempo reale, che consente letteralmente di seguire la sua giornata in diretta, con una media giornaliera complessiva di oltre 20 tra post Facebook e tweet. Il leader del Carroccio, poi, dimostra anche una notevole capacità nel saper utilizzare diversi format: video per raccontare eventi o parlare direttamente con la comunità social, interviste se deve spiegare i contenuti della posizione intraprese, foto per celebrare gli eventi e valorizzare i suoi fan, la sua “base”.

Con un efficace mix tra la comunicazione online ed offline il segretario del Carroccio ha costruito l’immagine non solo di ministro dell’Interno, ma di un vero e proprio del Presidente del Consiglio de facto senza rinunciare alla forza e alla libertà d’azione sul piano comunicativo tipiche di un leader di partito. Una comunicazione fluida dove talvolta i confini tra i diversi ruoli si confondono: ma che, mettendo al centro sempre e comunque “Salvini”, lo fa diventare praticamente un brand. La narrazione del leghista si muove con una strategia scientifica e mirata che occupa “militarmente” dal punto di vista comunicativo tutti i campi tematici e tutti i ruoli. Questa occupazione è fatta utilizzando alcuni temi chiave ripetuti in modo martellante (la sicurezza, la flat tax, l’immigrazione, i rom) che sono diventati dei leit motiv in grado di determinare – e dominare – l’agenda setting dei media.

Questa comunicazione totale di Salvini sta influenzando la costruzione dell’agenda setting degli italiani, ovvero quei temi su cui l’opinione pubblica solitamente discute e che in passato era dettata e delineata in primis dai media. Oggi invece Salvini, con il suo flusso costante di esternazioni, sta costruendo l’agenda della percezione. I temi che gli italiani avvertono come più attuali sono quelli su cui il ministro degli Interni si concentra maggiormente: profughi, sicurezza, rom. Non a caso sono temi che da settimane sono al centro del dibattito. Altri temi di prima importanza come l’economia, il lavoro, il welfare e le infrastrutture rimangono sullo sfondo perché in questo momento prevale l’agenda della percezione di Salvini.

Ma tutta questa comunicazione salviniana quanto vale esattamente? Per ottenere un numero di interazioni mensili come quelle che riesce ad avere la pagina del Ministro dell’Interno si stima servirebbero all’incirca 6,8 milioni di euro al mese destinati alla sponsorizzazione dei post… Una cifra impressionante, che denota quindi un ottimo risultato costruito nel tempo ed in linea con le esigenze di pubblico che evidentemente Salvini dimostra di conoscere molto bene.

Numerose sono comunque anche le riflessioni critiche che è possibile destinare alla comunicazione di Salvini. Critiche sia dal punto di vista tecnico-retorico (su tutte, l’uso di fallacie argomentative tendenti a sviare domande o a fornire spiegazioni solo apparentemente logiche), sia dal punto di vista più politico (contenuti). Molto interessanti alcuni spunti forniti in tal senso da Christian Raimo in un articolo recentemente apparso su Internazionale. Ed è sicuramente condivisibile una riflessione: Salvini sta raccogliendo intorno a sé una comunità, e per far questo gli occorre un linguaggio, una liturgia, un’identità storica.

 

Per approfondimenti:

Andrea Altinier, “La comunicazione totale di Salvini”, Youtrend.it, 17 luglio 2018 – Leggi l’articolo

Enrico Bolzan, “Matteo Salvini e la sua comunicazione da 6,8 milioni di euro”, La Notizia.net, 31 luglio 2018 – Leggi l’articolo

Alessia Arcolaci, “Matteo Salvini e il fascismo: è tutta una strategia di comunicazione?”, Vanity Fair, 30 luglio 2018 – Leggi l’articolo

Lorenzo Pregliasco, “I quattro pilastri della strategia mediatica di Matteo Salvini”, AGI, 5 luglio 2018

Christian Raimo, “Come smontare la retorica di Matteo Salvini”, Internazionale, 3 luglio 2018 – Leggi l’articolo

 

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