La maledizione del correttore ortografico

Soprattutto tra i giovani l’ortografia sul digitale non rappresenta una preoccupazione. Eppure quello che, di fatto, è un errore ortografico può essere validato (se non addirittura proposto) da un correttore ortografico di un telefonino, e poi trasmesso ad altri ignari destinatari e sino ai posteri, ingenerando la percezione che sia quella la versione corretta di una certa parola o espressione.

Provate a digitare direttamente “ce n’è” in una messaggistica istantanea: quasi certamente si paleseranno obbrobriose mutazioni genetiche come “c’è ne” o “c’è n’è”. Ma quanti saranno in grado, prima o poi, di percepire quello che è un errore?

Del resto, se accedessimo alle chat della gran parte degli adolescenti (ma non solo…), troveremmo messaggi zeppi di parole accentate a casaccio (sé, se, è, e), forme verbali assolutamente innovative (sò, fà, và), per non parlare dell’uso criminale della lettera ‘h’ (“dai genitori hai figli”). Ora, se i passati remoti imposti a tradimento dal correttore potrebbero non essere alla fine un problema serio (“Ora guardò la televisione”), tutto il resto lo è, perché – stante una difficoltà di fondo che affonda nella non sempre piena competenza grammaticale e lessicale degli Italiani – potrebbe consentire di diffondere come virus vere e proprie aberrazioni.

Il linguista Francesco Sabatini (citato pochi giorni fa, 15 gennaio 2019, sul Corriere della Sera in un articolo di Paolo Di Stefano) vede giustamente nel correttore automatico un pericolo conoscitivo: “Rischia di disattivare l’attenzione e il controllo personale sull’ortografia: le correzioni – sostiene – bisognerebbe saperle fare da soli”. Del resto – ci ricorda – “i neurologi avvertono che le competenze devono prima essere interiorizzate e poi possono eventualmente essere delegate a una macchina”.

Il correttore automatico non è il Male assoluto e le macchine fortunatamente sono anche in grado di apprendere, adeguandosi alle modalità di scrittura dell’uomo, che può infatti imporre anche al correttore come scrivere o accentare una certa parola. Ammesso però che ormai sia ancora in grado di farlo…