Carofiglio e il “linguaggio ostile” verso i lettori

Più libri scritti bene aiuterebbero. Molti autori sedicenti letterari adottano un linguaggio deliberatamente ostile verso il lettore, quasi che l’incomprensibilità sia sinonimo di letterarietà“.

In una intervista apparsa l’altro ieri sul Corriere della Sera, Gianrico Carofiglio torna su alcuni temi molto cari a lui e anche a noi di Retorica-mente: la semplicità della scrittura, l’inveterata ostentazione dell’oscurità, il compiacimento dello scrittore nel rendere incomprensibile il pensiero.

Giorni fa – spiega Carofiglio -, non rivelerò mai il nome, ma in un romanzo ho incontrato, in una sola pagina, ben otto metafore. Dico: in una sola pagina. La metafora è come una spezia orientale: un pizzico va bene, l’eccesso disgusta“.

Come non dargli ragione? Del resto, lo avevamo già fatto in altri post, e soprattutto occupandoci della “lingua” di giudici e avvocati, ossia proprio coloro che dovrebbero fare un uso non certo escludente della lingua italiana. E invece…

A proposito di metafore – chiosa Carofiglio -, se dovessi usarne una metallurgica per spiegarmi, direi che penso a un italiano leggero ma fortissimo e resistente come il titanio. L’italiano è una bellissima lingua, quando viene utilizzata nel modo giusto“.