Il codice dell’odio. I segnali non verbali dell’aggressività

Quali sono i segnali non verbali dell’aggressività? E quanto influisce il comportamento non verbale nei processi di generazione dell’odio di gruppo?

Alessandro Balzerani nel bel volume “Segnali in codice – L’analisi del comportamento non verbale” (Armando Editore, 2017) analizza gli elementi fondamentali del comportamento non verbale, indici di aggressività. Intervistato da Letture.org spiega che, secondo le evidenze scientifiche, le emozioni costituiscono un elemento fondamentale del comportamento umano e rivestono un ruolo primario nella comprensione di qualsiasi comportamento individuale o di gruppo. Per l’individuo, le emozioni sono sistemi evoluti di elaborazione delle informazioni necessarie alla sopravvivenza in grado di attivare risposte comportamentali immediate.

Le emozioni hanno un’unica matrice psicologica e neurofisiologica e realizzano connessioni tra ricordi e cognizione, fungendo da motivazioni del comportamento umano.

Le emozioni collettive si manifestano quando una parte preponderante dei membri di un gruppo condividono la stessa reazione emotiva per un dato fenomeno o condividono l’emozione degli altri; come gli individui, i gruppi hanno reazioni emotive agli eventi che impattano sulla percezione di benessere collettivo e sulla sopravvivenza del gruppo stesso, innescando motivazioni alla base del comportamento generale.

Le emozioni costituiscono anche il tessuto connettivo della cronologia della vita dei gruppi e forniscono le linee guida per la valutazione di “chi è dentro e chi è fuori dal gruppo”: riconoscere l’importanza delle emozioni come elemento chiave della motivazione, è fondamentale nella valutazione predittiva di atti di ostilità o di violenza da parte degli individui e/o dei gruppi di individui.

I leader carismatici sono in grado di influenzare/condizionare i gruppi a reinterpretare gli eventi secondo modalità che determinano la formazione delle emozioni di gruppo.

Questo meccanismo di influenza è fondato su storie basate su valutazioni o rivalutazioni di eventi e situazioni critiche e sulla condivisione di emozioni associate espresse dai leader.

La comunicazione incrementa la sua efficacia attraverso l’integrazione del canale verbale (utilizzo di parole specifiche, metafore, immagini e analogie cariche di emozioni) e non verbale (espressioni facciali, tono di voce, gesti e linguaggio del corpo).

Le emozioni non vengono condivise direttamente ma comunicate indirettamente attraverso le associazioni tra gruppi di parole, metafore, analogie e comportamenti non verbali a forte contenuto emozionale. Attraverso l’uso attento e integrato del linguaggio verbale e dei comportamenti non verbali, i leader sono in grado di motivare, intensificare o disinnescare le situazioni e incitare i gruppi all’azione o meno, attraverso l’attivazione emotiva.

Le espressioni emotive non verbali espresse dai leader facilitano la condivisione delle emozioni e la valutazione degli eventi da parte dei componenti del gruppo (“contagio emotivo”); gli eventi possono essere percepiti come atti di ingiustizia o di benevolenza, e gli autori di questi atti possono essere visti alternativamente come “cani infedeli” o “combattenti per la libertà”.

La condivisione delle emozioni consente ai leader di motivare i seguaci a intraprendere determinate azioni perché le emozioni costituiscono il fondamento della motivazione ad agire.

Questo modello di comunicazione mirata all’influenza dei gruppi è stato definito in ambito scientifico “ipotesi ANCODI”: questa ipotesi sostiene che la combinazione delle emozioni di rabbia, disprezzo e disgusto abbia un effetto sinergico più potente degli effetti indipendenti di ciascuna emozione data. Si pensi ai componenti della polvere da sparo: carbone, zolfo e nitrato di potassio hanno singole proprietà caustiche, ma non sono esplosivi. Tuttavia, quando sono compressi insieme, diventano un mix pericoloso che è instabile e quindi combustibile.

Un processo simile è quello effettuato dai leader carismatici attraverso le emozioni di rabbia, disprezzo e disgusto, utilizzati come elementi potenzianti ed integranti del messaggio verbale.

Va tuttavia rilevato anche come l’analisi dei discorsi di Martin Luther King, Mahatma Gandhi e il Dalai Lama mostra che spesso questi leader esprimono forte rabbia nei loro discorsi e talvolta anche disprezzo, ma non è mai stata rilevata l’emozione di disgusto nei riguardi dei loro avversari nella mimica facciale correlata alle espressioni verbali.