La “hỳbris”? Da Icaro a Salvini, passando per Renzi: il brand dei fallimenti

In questo agosto politicamente molto caldo, alcuni commentatori (oggi Francesco Verderami sul Corriere della Sera e tre giorni fa Osvaldo Vetere sul Quitidiano del Sud) hanno ripescato un bel concetto classico, la “hỳbris”, riconoscendola come causa della disfatta del Capitano Salvini (l’elenco delle sue vittime è tuttavia piuttosto lungo).

Ma cos’è la hỳbris? Letteralmente “tracotanza”, nella letteratura classica è la personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino: è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, e come tale viene punito dagli dei.

L’uomo che è accecato dal proprio ego e che si sopravvaluta, spesso prevaricando gli altri ed infangandoli, pecca di orgoglio e proprio per tale motivo a lui deve essere inflitta una pena. Poiché ha violato la legge umiliando gli altri e poiché si è ritenuta pari agli dèi, la persona altezzosa deve essere condannata e punita dalla legge terrena o da quella divina.

Peccare di hỳbris comporta quindi come conseguenza la “nemesi”, ovvero la vendetta degli dei.

L’elenco di vittime, si diceva, è piuttosto lungo. Come non ricordare Icaro? Preso dall’ebbrezza del volo (cosa di per sé impossibile all’uomo) volò sempre più in alto e si avvicinò così tanto al sole che l’eccessivo calore sciolse la cera e ne causò la caduta. E ancora: Aracne, che fu trasformata in ragno dopo avere sfidato Atena in una gara di tessitura.

E come non citare il drammaturgo Eschilo, che nella tragedia “I Persiani” racconta la disfatta dell’esercito persiano a Salamina ad opera degli ateniesi guidati dal valoroso e astuto Temistocle: la sconfitta della flotta persiana è la giusta punizione per la hỳbris del re Serse, il quale, oltre a considerarsi un semidio e perciò invincibile, era pervaso dalla smania di ingrandire sempre più il suo impero e di sottomettere l’Ellade. Proprio a causa di ciò gli Dei decisero di punirlo (ecco la nemesi) e così l’esercito persiano, seppur molto più numeroso e attrezzato, fu costretto a soccombere e a mettere una volta per tutte fine alle proprie mire espansionistiche.

Tiresia, nell’Antigone di Sofocle, mette in guardia Creonte dalla hỳbris, dalla tracotanza del tiranno di sapere cosa è giusto o meno fare non “per” i cittadini, ma “dei” cittadini. Tiresia, il veggente, lui che sa leggere il futuro e che gli raccomanda moderazione, comprensione, una attitudine più sensibile al contesto, resterà però inascoltato da Creonte, l’antesignano dei “tirodritto”.

I Greci dunque lo sapevano bene: mai macchiarsi di hỳbris, altrimenti la naturale conseguenza sarà la nemesi. Salvini lo ha fatto e i suoi poteri sono improvvisamente svaniti. Come, in passato, quelli di Renzi, Bertinotti, Bossi, e tanti altri ancora, soprattutto in politica.

Insomma, la lezione dei classici è impietosa e vale come memento per tutti coloro che si ritengono migliori degli altri. Soprattutto per i politici.

Il buono di tutta questa storia ferragostana, però, è che qualcuno sia ancora capace di utilizzare un termine classico e affascinante, sconosciuto ai più. Soprattutto ai politici.

Foto di copertina: Jacob Peter Gowy, da bozzetto di P. P. Rubens, La caduta di Icaro (1636-1638)