Battisti-Mogol: uno straordinario successo fatto di musica, poesia e retorica

Dal 29 settembre sono finalmente sbarcati sul mercato digitale i dodici album firmati da Battisti e Mogol, straordinario binomio della musica italiana ed anche della poesia e della retorica.

Il 24 aprile 1972 veniva pubblicato per la casa discografica Numero Uno, nell’album “Umanamente uomo. Il sogno”, il brano “I giardini di marzo”.

Il bellissimo testo, scritto da Mogol in chiave autobiografica, non è solo metafora degli anni dell’infanzia propria e di tante altre persone che hanno vissuto da bambini il dopoguerra, tra povertà e difficoltà familiari, ma è ricco di ulteriori significativi riscontri retorici.

Su tutti, l’allegoria della difficoltà di vivere, di liberarsi dalle ombre che attanagliano l’anima.

Per poi passare ad iperboli (“in fondo all’anima cieli immensi”), (“l’universo trova spazio dentro me”), (“ad un tratto dicesti “tu muori”).

E ancora: allegoria della bellezza e della libertà (“fiumi azzurri e colline e praterie”), metafora (“I giardini di marzo si vestono di nuovi colori”), prosopopea (“dove corrono dolcissime le mie malinconie”), litote (“ma non una parola chiarì i miei pensieri”).

Un testo anche metafora, in generale, delle condizioni economiche e sociali di tante persone anche ai nostri giorni, trascorsi tra angoscia, paura del futuro e privazioni.

I giardini di marzo (Battisti-Mogol, 1972)

I giardini di marzo (Battisti-Mogol, 1972)
Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti “tu muori
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori”
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è

“Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” è invece un altro brano scritto sempre nel 1972 da Battisti e Mogol. Venne pubblicato nell’album “Il mio canto libero”.

Anche in questo brano sono presenti diverse figure retoriche: metafora (“Trasformai la mia casa in tempio”), anafora (“Io vorrei non vorrei; e poi giù il deserto – e poi ancora in alto”), ossimoro (“Io la morte abbracciai”).

Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi (Battisti-Mogol, 1972)

Dove vai quando poi resti sola 
il ricordo come sai non consola 
Quando lei se ne andò per esempio
Trasformai la mia casa in tempio 
E da allora solo oggi non farnetico più 
a guarirmi chi fu 
ho paura a dirti che sei tu 
Ora noi siamo già più vicini 
Io vorrei non vorrei ma se vuoi 
Come può uno scoglio 
arginare il mare 
anche se non voglio 
torno già a volare 
Le distese azzurre 
e le verdi terre 
Le discese ardite 
e le risalite 
su nel cielo aperto 
e poi giù il deserto 
e poi ancora in alto 
con un grande salto 
Dove vai quando poi resti sola 
senza ali tu lo sai non si vola 
Io quel dì mi trovai per esempio 
quasi sperso in quel letto così ampio 
Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei 
io la morte abbracciai 
ho paura a dirti che per te 
mi svegliai 
Oramai fra di noi solo un passo 
Io vorrei non vorrei ma se vuoi 
Come può uno scoglio 
arginare il mare 
anche se non voglio 
torno già a volare 
Le distese azzurre 
e le verdi terre 
le discese ardite 
e le risalite 
su nel cielo aperto 
e poi giù il deserto 
e poi ancora in alto
con un grande salto