Il climax sta cambiando?

No, assolutamente: la climax è sempre la stessa, anche se talvolta appare al femminile e talvolta al maschile.

E’ quella figura retorica, detta anche gradazione o gradazione ascendente, consistente nel passare gradatamente da un concetto all’altro, o nel ribadire un concetto unico con vocaboli sinonimi via via più efficaci e intensi, o più genericamente nel disporre i termini di una frase in ordine crescente di valore e di forza. Ad esempio:

Il nostro movimento d’opinione pacifista conquisterà prima l’Italia, poi l’Europa: quindi il mondo!

Per aumentare l’intensità e dare enfasi a un discorso si scrive e si parla, dunque, come si salgono le scale. La climax (parola che significa proprio “scala”) funziona così: a ogni parola, a ogni espressione si imprime un po’ più di forza al discorso, si scelgono vocaboli via via più intensi, come succede appunto quando si sale e ogni gradino della scala sta un po’ più in alto, si porta dietro un po’ più di enfasi del precedente. Uno legge Machiavelli e trova che l’Italia è:

«sanza capo, sanza ordine, battuta, spogliata, lacera»

legge Leopardi, lo vede star male la sera del dì di festa, lo sente dire

«e qui per terra/mi getto, e grido, e fremo»

e la sua emozione – l’emozione di chi legge – cresce insieme alle parole: dopo ogni virgola c’è ad attenderlo qualcosa di più forte, o più terribile.

Ma le scale si possono anche scendere. Anzi, scendere è a volta la sola cosa da fare una volta che si è arrivati in cima. Così esiste anche il contrario della climax, la discesa dall’enfasi, lo sgonfiamento: è l’anticlimax. Anche qui si lavora sull’intensità del discorso, ma è un lavoro di segno opposto: si mira a togliere, a smorzare. E quindi si degrada via via verso una minore intensità.

Così come l’originario termine greco e latino (in entrambi i casi femminile) diviene col tempo maschile.

Si può ad esempio notare che Devoto-Oli e ZINGARELLI danno entrambi i generi della parola climax (che si scrive anche con la k iniziale) e in effetti l’italiano usa sia quello etimologico (il femminile), sia quello adottato (il maschile), forse indotto da altri maschili in –x tipo hapax e (cursus, autovelox.

Se consultiamo i principali manuali di retorica possiamo notare che quello di Lausberg (Heinrich Lausberg, Elementi di retorica, Bologna, il Mulino, 1969, I ed. 1949), che naturalmente leggiamo in traduzione, utilizza sempre il genere maschile, mentre nel suo Manuale di retorica Bice Mortara Garavelli (Milano, Tascabili Bompiani, 2000) usa sempre il femminile. Nel Dizionario di Linguistica (Torino, Einaudi, 1996) curato da Gian Luigi Beccaria un breve trafiletto è dedicato proprio alla spiegazione dell’alternanza del genere:

“Il termine climax, che in italiano è comunemente usato al maschile col significato di punto culminante in un crescendo di effetti (in letteratura, arti figurative, musica, nei comportamenti, nei sentimenti, ecc.), conserva nell’uso specialistico della retorica il genere femminile che ha in greco”.

Su Google si trovano attestati sia il maschile che il femminile, ma il maschile prevale di gran lunga ed è più consigliabile. Anche in francese è ormai maschile. La parola è un grecismo del linguaggio scientifico (retorica, medicina, biologia) che originariamente significava ‘scala’ (klimax, di genere femminile), da cui il significato moderno di ‘gradazione ascendente’, e anche, ma senza troppa precisione, di ‘apice, colmo’, per cui va invece meglio acme.

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/genere-climax

https://aulalettere.scuola.zanichelli.it/le-figure-retoriche/o-tutto-o-niente-climax-e-anticlimax/

http://www.treccani.it/vocabolario/climax/