La retorica della Nutella

Che mondo sarebbe senza Nutella? Così almeno recitava un efficace slogan della Ferrero, prima che Salvini entrasse con forza nel mondo delle golosità. E cioè prima dichiarando il suo amore per la Nutella (esattamente un anno fa) e poi (ieri) dichiarando di aver cambiato perché ha scoperto che usa nocciole turche.

Il politico ha dunque affiancato alla propria immagine un prodotto estremamente ‘performante’ dal punto di vista comunicativo, perché conosciuto e amato, potendone trarre indubbiamente benefici indiretti.

Alla domanda retorica (tecnicamente, questo è) “Che mondo sarebbe senza Nutella?”, il politico esibiva dunque la sua risposta, per poi doversi successivamente confrontare con l’altro suo immancabile slogan (“Prima gli italiani”) e scoprire di dover rinunciare, a causa delle nocciole turche, al mondo della Nutella, ovvero di dover dare una risposta (negativa) a quella domanda retorica.

Venuto meno il testimonial Salvini, non può tuttavia sostenersi che alla pubbicità siano venute meno le forze per utilizzare validamente la retorica (spesso meglio di quanto facciano i politici).

La pubblicità da tempo fa uso delle figure retoriche, ovvero di particolari forme espressive che danno maggiore incisività al discorso e che facilitano la comprensione del messaggio da parte dei destinatari – facilitando infatti l’assimilazione dei concetti per la loro immediatezza di comunicazione e per il fatto che, creando un effetto, stimolano in modo efficace il ricordo e la curiosità.

Si pensi alla allitterazione (che consiste nella ripetizione della stessa lettera, consonante o sillaba all’inizio o all’interno di parole contigue): “Sete d’estate? Sete di Estathé” e “Fiesta ti tenta tre volte tanto”. O ancora alla anafora (che consiste nel ripetere una o più parole all’inizio del testo e di suoi altri segmenti successivi): “Rai: di tutto, di più”, “Lavazza: più lo mandi giù e più ti tira su”.

E perché no, alla antonomasia (a un nome si sostituisce una denominazione che lo caratterizza): “Liscia, gassata o Ferrarelle?; “Non si dice Sambuca, si dice Molinari”.

Ma vi è spazio anche per la climax e iperbole: “Altissima. Purissima. Levissima”. E per la metonimia: “Amaro Ramazzotti: Milano da bere”.

E gli esempi potrebbero ovviamente continuare. Nonostante qualcuno possa non mangiare più la Nutella.