La naturalezza del gobbo

Cos’hanno in comune Trump, Biden, e tutti quelli che li hanno preceduti? Il gobbo. Elettronico, ovviamente.

Esattamente quell’indispensabile aggeggio che, piazzato a destra e a sinistra di ogni oratore americano, gli consente di leggere il proprio discorso che scorre proiettato dal basso verso l’alto su un sottile specchio trasparente. Attraverso il quale l’oratore sembra che guardi verso il suo pubblico, mantenendo naturalezza e speditezza, e soprattutto non perdendo il filo ed evitando pericolose deviazioni (quelle utili, la retorica le chiame digressioni).

Sin dagli anni ’60 il gobbo (una volta in parte cartaceo e in parte umano – perché sfogliava…), il ‘teleprompter’ (questo il nome del gingillo), cominciava a rendere fluide e naturali le esposizioni anzitutto dei politici americani (per poi estendersi agli uomini di spettacolo, ai media, e a tutto il resto del mondo). Tutti se ne sono serviti e se ne servono, con esperienze diverse. Obama – i cui discorsi sono sempre stati indubbiamente pregnanti quanto a contenuti – ha avuto non pochi problemi a proseguire il discorso nel caso di problema al proprio gobbo; mentre Trump, indubbiamente più fantasista (anche se più scarso quanto a contenuti), in verità lo ha sempre detestato, dovendo tuttavia poi farsene una ragione (e rinunciando ai famosi discorsi “a braccio” che tanto divertivano la platea).

Ed eccoci alle ennesime elezioni americane, con i due protagonisti di sempre, imbattibili: il gobbo di sinistra e il gobbo di destra.

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