12-11-21? Sì, è una figura retorica

Il titolo di questo post è un palindromo (dal greco antico πάλιν “di nuovo” e δρóμος “percorso”, col significato “che può essere percorso in entrambi i sensi”): una sequenza di caratteri che, letta al contrario, rimane invariata.

Palindrome sono dunque quelle parole che mantengono lo tesso suono e lo stesso significato sia che si leggano normalmente, da sinistra verso destra, sia viceversa, cioè da destra verso sinistra. “Ossesso” per esempio è una parola palindroma.

Naturalmente si possono costruire anche delle intere frasi palindrome: “Ai lati d’Italia”. O ancora: “I topi non avevano nipoti”.

Ci sono anche palindromi di sillabe. La sillaba porta con sé sempre dei paradossi, ma dà anche possibilità negate all’andamento letterale. Uno dei più famosi palindromi sillabici è quello dell’enigmista Cesare Strazza che afferma che chi si ritiene una persona di grande levatura spesso si sbaglia: Già prese de’ granchi chi grande sé pregia (gia pre se de gran chi gran de se pre gia).

Poi ci sono i palindromi di parole (e allargano il campo anche palindromi di concetti, e palindromi narrativi…): “beata solitudo, sola beatitudo”, “la ragione della forza, la forza della ragione”, “vizi privati, pubbliche virtù”. Il primo gioca con le sillabe, il secondo con le parole, il terzo con i concetti (schema comunque simile a una forma di chiasmo, la più caleidoscopica figura retorica).

E si sono addirittura scritte poesie che si potevano rileggere, parola per parola, anche alla rovescia, ritrovando lo stesso senso o un senso cambiato (a volte addirittura rovesciato): si parla in questo caso di “versi cancrini” (dall’andamento del granchio, tacciato di andare al contrario).

Insomma, un bel gioco di parole, nell’ambito della retorica. Tuttavia, nel corso dei secoli ai numeri e alle frasi palindrome sono state attribuite valenze magiche e soprannaturali. Il palindromo include i poli opposti e nel linguaggio esoterico significa mettere insieme maschile e femminile, luce e buio, bianco e nero, destra e sinistra e così via, fino a includere l’eterna lotta tra il bene e il male. I palindromi, sia a base numerica, sia letterale facevano spesso parte dei cosiddetti quadrati magici che celavano verità occulte ed erano considerati espressione della saggezza spirituale.

All’ipnotico gioco dei numeri che si possono leggere al contrario può aggiungersi una lettura del nostro destino. Vale sempre la pena ricordare che le congetture sul potere magico dei numeri si basano sul nulla, ma è bene tenerne conto, diceva con ironia un intellettuale come Benedetto Croce.

p.s. L’immagine del post riporta il cosiddetto “Quadrato del Sator” o anche “quadrato magico”: si tratta della più famosa antica scritta palindroma (“sator arepo tenet opera rotas”), si trova nel Duomo di Siena e non ne è ancora chiaro l’esatto significato (ci sono oltre venti teorie diverse: da quella satanica, a quella esoterica, da quella numerologica a quella massonica, da quella profetico-religiosa a quella mistica-templare, ecc.).

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