«Bona sera a tuttə quantə»

Nel dibattito in corso da alcuni anni su come rendere l’italiano una lingua più inclusiva e meno legata al predominio del genere maschile, una delle soluzioni più citate riguarda l’utilizzo del simbolo ə, chiamato schwa, al posto della desinenza maschile per definire un gruppo misto di persone, come attualmente si insegna a scuola.

Lo schwa non è un simbolo molto familiare per chi parla e scrive una lingua europea – non c’è un modo per digitarlo facilmente sulle tastiere di pc e smartphone, per esempio – ma si trova nell’alfabeto fonetico internazionale, cioè il sistema riconosciuto a livello internazionale per definire la corretta pronuncia delle migliaia di lingue scritte che esistono nel mondo. Identifica una vocale intermedia, il cui suono cioè si pone esattamente a metà strada fra le vocali esistenti. Si pronuncia tenendo rilassate tutte le componenti della bocca, senza deformarla in alcun modo e aprendola leggermente: qui potete ascoltare il suono che avevano in mente i compilatori dell’alfabeto fonetico internazionale.

È un suono assai presente nell’inglese moderno in varie forme – dalla “a” di about, “a proposito”, fino alla “u” di survive, sopravvivere – ma anche in alcuni dialetti italiani. In particolare, nel napoletano. La morfologia del dialetto napoletano è costituita dalla quasi totale assenza delle vocali finali, di solito sostituite da un suono indistinto, registrato nell’IPA (alfabeto fonetico internazionale) proprio con la trascrizione fonetica dello schwa. Ma nel momento in cui le parole perdono il morfema del femminile e del maschile, come fanno allora i napoletani per individuare i generi? Il dialetto napoletano li riabilita attraverso meccanismi e processi più ambigui, pieni di eccezioni, spesso neutri e indeterminati, un po’ pezzotti, che prendono però il nome tecnico di raddoppiamento fonosintattico, variazione metafonetica, fenomeni molto spesso imprevedibili, di certo non classificabili facilmente come nella dimensione binaria, a dominazione maschilista, dell’italiano.

Con il napoletano il problema dei plurali maschili sovraestesi sembrerebbe risolto. «Bona sera a tuttə quantə».

Sarà così?

Fonti e approfondimenti:

https://www.ilpost.it/2020/08/28/schwa/

https://it.wikipedia.org/wiki/Scevà

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