Elezioni truccate. Dalle fallacie logiche

Si chiamano fallacie logiche, e sono gli strumenti (veri e propri trucchi) con cui molti (troppi) politici ingannano gli elettori durante la campagna – fortunatamente, quasi agli sgoccioli.

Ma cos’è una fallacia? Una fallacia è una specie di illusione ottica realizzata in campo verbale: sembra, ma non è, perché qualcosa non funziona (logicamente). Partiamo dalla fallacia dell’avvelenamento del pozzo: è una fallacia spesso utilizzata per delegittimare gli avversari, alludendo alla loro malafede (non provata): in questo modo, qualunque argomento venga sostenuto, sarà sempre accompagnato dal sospetto, dall’idea che il fine sia occulto.

C’è poi l’argumentum ad personam, che consiste proprio nello spostamento dell’attenzione sull’individuo che sostiene una determinata tesi: lasciando l’argomento sullo sfondo, si delegittima l’altra persona.

E ancora, l’argomento fantoccio: consiste nel confutare l’argomentazione altrui presentandola in maniera distorta o esagerata.

Ma c’è anche spazio per la fallacia che gli inglesi chiamano “dell’aringa rossa”: consiste nel concludere il discorso con un’affermazione irrilevante rispetto al ragionamento, con un effetto fuorviante della discussione – dalla prassi di usare, nell’allenamento dei cani per la caccia alla volpe, false piste attraverso aringhe non più fresche (quindi rossastre e con un odore forte) per depistare il fiuto dei cani.

E poi, ancora, ci sarebbero le fallacie statistiche, la fallacia della domanda complessa, e tante, tante altre, che quasi tutti i politici utilizzano più o meno consapevolmente per un solo fine: irretire gli elettori. Cioè, persuaderli senza avere molto spesso argomenti validi o senza spiegare quello che affermano.

Per approfondimenti:

https://www.fanpage.it/politica/dal-guanciale-al-benaltrismo-come-difendersi-dalle-fallacie-logiche-in-campagna-elettorale/

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