LA MODESTIA AFFETTATA

Il titolo vi fa pensare ad un genere alimentare? Ad uno dei meravigliosi ‘affettati’ della cucina italiana?

Fa sicuramente parte delle nostre tradizioni, ma non in cucina: nella comunicazione.

Attraverso la cosiddetta “modestia affettata” o anche “affettazione di modestia” un qualunque oratore simula un finto e ostentato ridimensionamento della propria autorevolezza o della propria abilità o della validità della propria opinione. Con espressioni che noi tutti sentiamo piuttosto di frequente come: “siete voi che lo insegnate a me”, “chi sono io per dirlo”, “mi permetto umilmente di” e simili…

La categoria di queste forme simulate di umiltà (di ‘understatement’, potremmo dire) comprende anche il “plurale di modestia” o l’impersonale, del quale sono esemplificative le espressioni “si dice”, “si sostiene” o altre formule sempre tendenti a sostituire la prima persona: “chi scrive”, “chi vi parla” ecc.

Tecnicamente, sono tutte inquadrabili nella categoria retorico-linguistica della dissimulazione, che si ha quando appunto l’oratore nasconde (dissimula) il proprio pensiero. Ma la retorica non ha mai suggerito di abusare di questi strumenti, che oggi sono dei veri e propri cliché: insopportabilmente finti, stucchevoli e fastidiosi solo da ascoltare.

Di tutto questo si può fare serenamente a meno. Dunque l’invito di Retoricamente è di fare un po’ a meno degli ‘affettati’…

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