Quando Piccola Piuma si presentò sul palco degli Oscar

Uno dei più celebri discorsi della storia degli Oscar, e non solo, fu quello tenuto nel 1973 da Piccola Piuma (Sacheen Littlefeather, al secolo, Marie Cruz), una rappresentante degli Indiani d’America, attivista per i diritti civili e all’epoca presidente del National Native American Affirmative Image Committee.

Piccola Piuma è morta l’altro ieri, a 75 anni, ma verrà sempre ricordata per quell’episodio che scombussolò uno degli eventi più attesi dell’anno. L’edizione è quella del 1973 e, tra gli attori protagonisti, si dà per scontata la vittoria di Marlon Brando per “Il Padrino” di Coppola, nel quale interpreta Don Vito Corleone. Ma la sera della premiazione il divo decide di boicottare la cerimonia, mandando al suo posto sul palco appunto “Piccola Piuma” per protesta nei confronti del trattamento all’epoca (e ancora per molti anni a venire) riservato ai nativi americani.

Quando la donna si avvicina al podio, rifiuta con un gesto di prendere la statuetta che le viene offerta dal presentatore Roger Moore. Una decisione spiazzante che suscita qualche malumore in sala con fischi e moti di protesta subito sedati dal carisma della donna incaricata di ricevere il premio al posto di Brando. La donna dovrebbe leggere un testo scritto da Brando, ma l’Academy glielo impedisce (formalmente, per motivi di tempo), imponendo solo un minuto. Così procede con un discorso “a braccio”, riferendo della posizione di Brando in merito al grave trattamento discriminatorio riservato agli Indiani d’America nell’industria cinematografica e televisiva americana.

Il gesto politico di Brando, che non solo non partecipa alla premiazione, ma rifiuta il premio davanti a oltre 90 milioni di telespettatori, diviene celeberrimo. Piccola Piuma potrà leggere l’intero testo scritto da Marlon Brando solo nel backstage, e il New York Times lo pubblicherà interamente il giorno seguente.

Qui, di seguito, il testo del discorso pronunciato su quel palco il 27 marzo 1973:

“Salve. Mi chiamo Sacheen Littlefeather. Sono una Apache e sono la presidente del National Native American Affirmative Image Committee. Stasera rappresento Marlon Brando e lui mi ha chiesto di dirvi in un discorso molto lungo, che non posso condividere con voi al momento, per motivi di tempo, ma che sarò lieta di condividere con la stampa più tardi, che con grande rammarico non può accettare questo premio molto generoso a causa del trattamento oggi riservato agli indiani d’America nell’industria cinematografica – scusatemi – e in televisione nelle repliche dei film, e anche con i recenti avvenimenti a Wounded Knee. Spero di non essermi intromessa in questa serata e spero che in futuro i nostri cuori e le nostre visioni si possano incontrare con amore e generosità. Grazie a nome di Marlon Brando”.

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