Eduardo De Filippo e gli ‘imbrogli’ del linguaggio

E se una vostra metafora non venisse capita? Se l’ironia di una vostra affermazione non fosse percepita come tale? Cosa accadrebbe nel vostro interlocutore?

Un articolo di Gianluca Sposito sul linguaggio in Eduardo De Filippo spiega come il linguaggio ‘figurato’ (quello delle metafore, per intenderci) sia visto da alcuni dei suoi personaggi come ‘pericoloso’, frutto di possibili ‘imbrogli’, e dunque tendente a ‘fregare’ il prossimo.

Ad esempio, Michele Murri – il protagonista di “Ditegli sempre di sì”, celebre commedia del 1927 – ha il chiodo fisso della letteralità linguistica: non concepisce che si possa utilizzare un linguaggio figurato. E allora tutto diventa foriero di equivoci ma anche di sospetti nei confronti del prossimo. 

Godiamoci allora un breve scambio di battute tratto proprio dall’opera del grande commediografo:

ETTORE Tu saie che faccio l’agente di assicurazione. Voglio bene a na guagliona, na certa Olga. Povera figlia, nun tene né mamma né pate.

MICHELE E chi l’ha fatta?

ETTORE Come, chi l’ha fatta?

MICHELE Tu hai detto: «Povera figlia, nun tene né mamma né pate». La mia domanda è precisa: «E chi l’ha fatta?».

ETTORE Michè, il padre e la madre.

MICHELE Allora li tiene i genitori.

ETTORE Sono morti.

MICHELE Oh! Allora si dice: «È orfana». C’è la parola adatta, perché non la dobbiamo usare? Parliamo co’ ’e parole juste ca si no m’imbroglio.

Capirete le difficoltà di un soggetto che non riesce a percepire che il prossimo si sta servendo di una metafora o sta facendo dell’ironia…

Per approfondimenti:

https://sposito.it/sposito-imbrogli-del-linguaggio-in-de-filippo/

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