L’underdog, il sogno italiano e Ughetto

“Underdog” è il termine, usato dal Presidente Meloni nel suo discorso ieri alla Camera, che più ha incuriosito ascoltatori e commentatori.

Tecnicamente, si è trattato di un “prestito linguistico” dall’inglese reso possibile – si è detto – dal fatto che questa parola straniera rende (appunto, con un’unica parola) un’espressione che in italiano necessiterebbe di più parole.

Ma cosa vuol dire, allora, ‘underdog’? Deriva dal lessico sportivo e indica un atleta che partecipa a una competizione ma come sfavorito, secondo le previsioni iniziali. Poi, però, il perdente ‘in pectore’ stupisce tutti, sbaraglia i concorrenti e smentisce i pronostici. Vince (e la vittoria a sorpresa da parte dell’underdog viene definita ‘upset’, giusto per completare il quadro).

Ma le sfumature sono ben altre perché, a ben guardare, avrebbe potuto usare il termine ‘sfavorito’ (o anche ‘svantaggiato’). L’uso del termine ‘underdog’ serve allora ad evocare non solo un successo forse inatteso ma quello che in America gli Americani chiamano “sogno americano”. E poter far così pensare ad un “sogno italiano”.

Certo, poi c’è anche da ricordare che “Underdog – Cane perfetto” sia stata una serie televisiva a cartoni animati andata in onda a cavallo degli anni ’60 e ’70 negli Stati Uniti, da cui è stato poi tratto anche il film “Underdog – Storia di un vero supereroe” prodotto dalla Disney nel 2007.  Qui da noi, però, il giovane beagle “Underdog” diventa “Ughetto” che, dopo un esperimento in laboratorio e senza casa, si ritrova con dei poteri straordinari: con l’incredibile abilità di trasformare il suo modo di abbaiare in un discorso umano. Dotatosi di un attraente costume da supereroe, l’improbabile supereroe giura di proteggere i cittadini indifesi.

Quanto c’è dietro ad ogni parola…

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